Secondo la documentazione disponibile, il fatto si
sarebbe verificato all’interno della vetreria Lucchini, allora attiva e situata
tra Via cascina Lavagna e la linea ferroviaria, in un’area industriale
caratterizzata dalla presenza di molte fabbriche e di uno scalo ferroviario
merci collegato direttamente allo stabilimento. Al momento dell’indagine, nel
1985, la vetreria risultava già dismessa.
Il testimone è un metronotte, all’epoca ventiseienne,
impegnato nel normale servizio di vigilanza notturna. Intorno alle ore 3 del
mattino, mentre si trovava nel piazzale posteriore della fabbrica, notò una
sagoma scura collocata sui binari interni. Inizialmente ipotizzò la presenza di
un mezzo pesante introdottosi abusivamente nell’area e si avvicinò con cautela,
spegnendo i fari del veicolo di servizio.
Avvicinatosi, il metronotte riferì di aver escluso che si
trattasse di un camion.
La sagoma, secondo la sua descrizione, “..aveva nettamente
una forma circolare posto su tre o quattro piedistalli dalla base larga e
tondeggiante, avente un altezza di circa un metro, per una lunghezza di almeno
dieci dodici metri.. La sua forma era di una grossa tazza rovesciata sulla cui
sommità sembrava vi fosse una cupoletta più piccola, ma di ciò, il vigilante non
è proprio sicuro, in quanto nell’oscurità più buia non poteva distinguere
nettamente altri particolari.”
Nel corso dell’osservazione, protrattasi per circa due
ore, il metronotte dichiarò di aver notato la presenza di due individui di
statura media, dall’aspetto umano, che indossavano tute aderenti. I soggetti si
muovevano attorno all’oggetto in silenzio e, secondo il racconto, si chinavano
più volte al suolo come per raccogliere campioni di terreno.
Poco prima dell’alba, il testimone riferì che le due
figure scomparvero improvvisamente dalla sua visuale senza che ne fosse chiaro
il motivo. Subito dopo, l’oggetto si sarebbe sollevato di circa un metro dal
suolo, rimanendo sospeso per alcuni secondi, per poi allontanarsi verticalmente
ad alta velocità e senza emissione sonora.
L’episodio non risulta essere stato segnalato alle
autorità all’epoca dei fatti. Lo stesso testimone dichiarò di aver scelto di
non parlarne per evitare possibili conseguenze sul piano personale e
lavorativo. Solo anni dopo il caso venne raccolto in forma scritta e inserito
negli archivi di Odissea 2001.
Nel 1985 i ricercatori di Odissea 2001 effettuarono un
sopralluogo nell'area, riscontrando che la vetreria Lucchini era già stata
demolita. Nonostante interviste a persone operanti nelle zone limitrofe e allo
scalo ferroviario, non emersero ulteriori elementi utili all'approfondimento del caso.
Queste sono le foto presenti nel fascicolo di Odissea 2001
Questa la trascrizione completa dell’indagine effettuata
nel 1985 da Odissea 2001.
ODISSEA 2001
Archivio Documenti
DATA: 9 Luglio
1978
LOCALITÀ: CORSICO (MI)
TESTIMONE: Metronotte Giuseppe (omesso per privacy)
L’ubicazione del luogo ove avvenne il fenomeno di CE 3 in
una notte del luglio 1978, è situata nella parte sud-ovest dell’estrema
periferia della città di Milano. Questa frazione periferica che porta il nome
di Corsico, è una zona circondata da varie fabbriche industriali tipo: cartiere,
minerarie e vetrerie. Il luogo esatto ove venne registrato l’incontro
ravvicinato del terzo tipo si trova all’interno della vetreria “Lucchini”, la
quale per istanze comunali è stata smantellata ed abbattuta già da circa un
paio di anni.
Noi del gruppo Odissea 2001 nello scorso ottobre 1985, ci
siamo recati sul luogo ad effettuare delle indagini retrospettive e non ci
rimase che constatare l’effettiva distruzione della fabbrica stessa,
fotografando quel poco che è rimasto in piedi. Secondo quanto sapevamo dai dati
raccolti in una relazione stilata dal sig. Ferdinando Guazzotti, i ricercatori
del gruppo Odissea 2001: Ferrante – Lamieri cercarono di poter rintracciare
nelle zone limitrofe altri dati oltre a quelli in loro possesso. Purtroppo sia
ella vetreria, ove poterono intervistare alcuni dipendenti di un magazzino
posto di fronte alla vetreria, e allo scalo ferroviario: non emersero dati
significativi però, tramite il capoposto dello scalo ferroviario della stazione
di Corsico, riuscirono a farsi rilasciare una planimetria della vecchia
struttura della vetreria Lucchini.
Ed ora passiamo alla cronaca del fatto: “Il metronotte
allora 26enne Giuseppe (omesso), si trovava quella sera ad effettuare il solito
tragitto di ronda, e quella sera in una calda notte estiva del luglio 1978
venne assegnato alla vigilanza notturna presso la vetreria “Lucchini”, ubicata
nella parte sud della città di Corsico, ubicata sul viale Italia, strada che
unisce varie fabbriche disposte nelle vicinanze.
Quella sera il metronotte entrando nel vasto cortile
della fabbrica con la propria auto, rimase nel presso del piazzale ubicato in
fondo nella parte destra della vetreria, ove vi erano i binari dello scalo
merci che consentivano ai convogli ferroviari il diretto accesso all’interno
della fabbrica.
Essendo stato attratto da una sagoma scura posta sopra i
binari, il primo pensiero del metronotte fu subito quello di pensare a
probabili malviventi che si fossero introdotti all’interno della fabbrica con
un camion. Così decise di spegnere i fari dell’auto e procedere pian piano a
passo d’uomo con l’arma in pugno. Proseguì piano piano tenendosi nascosto
nell’ombra e rasentando il muro della vetreria, stando attento a non farsi
scoprire dai malviventi. Sempre pensando
a eventuali furfanti, di tanto in tanto faceva capolino per sbirciare i loro
movimenti, e li per li non vede altro che una sagoma scura, che stimò di proporzioni
simili ad un Tir, il quale distava dal testimone circa una decina di metri.
Poco dopo, essendo il proprio sguardo adeguato all’oscurità, poté osservare
meglio quella sagoma scura, e s’accorse che non si trattava assolutamente di un
Tir dato che quell’affare aveva nettamente una forma circolare posto su tre o
quattro piedistalli dalla base larga e tondeggiante, avente un altezza di circa
un metro, per una lunghezza di almeno dieci dodici metri.. La sua forma era di
una grossa tazza rovesciata sulla cui sommità sembrava vi fosse una cupoletta
più piccola, ma di ciò, il (omesso) non è proprio sicuro, in quanto nell’oscurità
più buia non poteva distinguere nettamente altri particolari. Il metronotte,
restando sempre dietro il proprio nascondiglio, continuava nella propria
osservazione, avvedendosi poco dopo della presenza di due individui dal
normalissimo aspetto di persone di media statura indossanti una tuta aderente
del tipo sub. Queste entità erano nell’assoluto silenzio e si limitavano a
girare intorno al loro veicolo, ogni tanto si chinavano a raccogliere dei campioni
di terra. Questa osservazione dal punto del metronotte si protrasse per circa
due ore e precisamente dalle ore 3 alle ore 5 del mattino. Poco dopo, verso
l’albeggiare l’oggetto iniziò la fase di partenza: il metronotte continua a
spiare di tanto in tanto le mosse di quella sagoma, ma durante una sua ennesima
osservazione s’accorge che le entità non c’erano più, erano letteralmente
sparite dalla scena senza nemmeno spiegarsi come.
Durante la sua dichiarazione, il testimone ammette che
avrebbe voluto dall’inizio andare incontro a quegli individui per presentarsi e
conoscerli di persona, ma al tempo stesso la paura di una reazione imprevista
da parte loro non gli permise di fare ciò che aveva in mente.
Tornando alla partenza dell’oggetto dopo l’inspiegabile
sparizione dei due, l’oggetto si leva a circa 1 metro dal suolo, restando per
alcuni secondi immobile, quindi poco dopo schizzava via verticalmente ad una
velocità incredibile, lasciando letteralmente il metronotte a bocca aperta, con
un dubbio amletico domandandosi: sogno o son desto?
Del fatto il metronotte decise di non parlarne
assolutamente con nessuno per non compromettere la propria tranquillità.
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